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libreria economia

05 Gen 2018

Il prezzo del petrolio: Il caso Europe 2020 Cap. 4

Scritto da

Grazie alla collaborazione di alcuni preziosi autori, Alessandro D’Addamio, Sofia Gori, Sergio Inferrera e Lorenzo Zannin, è nato un progetto molto approfondito riguardante la legislazione e come questa può modificare i prezzi e la produzione di petrolio.

Vista la vastità dell’argomento trattato, il team di HumanEuropeCapital ha pensato di pubblicare l’articolo a capitoli con scadenza regolare.

 

3.8 Irlanda

La produzione petrolifera irlandese è nulla, in conseguenza del fatto che il paese è privo di giacimenti.

Le importazioni presentano una tendenza sostanzialmente crescente nell’intervallo temporale 1991-1998, con un incremento dell’80,9%; segue poi un anno di contrazione dell’import (-9,63%). Nel biennio successivo si registra una variazione positiva del 18,56%, per poi osservare una flessione del 13,62% nel periodo 2001-2004; nel triennio successivo fa seguito un nuovo rialzo delle importazioni – dell’ordine di 17,45% punti percentuali – che in questo lasso temporale raggiungono il loro livello massimo. Nel biennio seguente si osserva una riduzione di 21,43 unità percentuali; l’import permane poi approssimativamente stabile per le successive cinque annualità (+0,36).

Irlanda 1

I consumi finali totali crescono a ritmo costante nel periodo 1990-2006, con una variazione del +69,07%; nei seguenti otto anni decrescono invece del 20,19%. L’Irlanda, non essendo un paese produttore di petrolio, dipende totalmente dalle importazioni per soddisfare il fabbisogno energetico nazionale: per tale ragione, la dipendenza petrolifera irlandese si attesta su un valore medio del 100,32% nel periodo di riferimento (rielaborazione da dati Eurostat).

Irlanda 2

L’Irlanda si basa fortemente su fonti fossili, che costituiscono il 54,5% della produzione energetica nazionale totale; dalle biomasse si ricava il 20% dell’energia irlandese, dalle energie solare, eolica e marina si ottiene il 22,5% del fabbisogno totale, e mentre dalle centrali idroelettriche si crea il 3% della produzione totale.

Irlanda 3

3.9 Italia

La produzione italiana di greggio, con i suoi 5,36 Mtoe medi per anno, è la terza più consistente dei paesi dell’UE-15: la precedono infatti solamente il Regno Unito, che presenta una media annuale di 97,6 Mtoe prodotti sul territorio nazionale, e la Danimarca, con una media di 12,8 Mtoe l’anno. La produzione è cresciuta del 42,86% nell’arco temporale 1991-1997, per poi contrarsi di 30 punti percentuali nei successivi quattro anni; è tornata ad aumentare nel periodo 2001-2005, con un incremento percentuale di 50 unità. Dopo una flessione del -20,63%, si assiste ad una breve risalita della produzione, che cresce del 12% nel 2010; qui il rialzo si arresta, seguito da una riduzione delle estrazioni di greggio, le quali variano del +7,14%.

Le importazioni permangono piuttosto costanti nell’intervallo 1990-2007, osservando una flebile crescita del 16,95%; nelle seguenti sette annualità si assiste invece ad un crollo dell’import, pari ad una variazione del -37,54%.

Italia 1

Mettendo a confronto i grafici delle importazioni e quello del consumo finale totale, osserviamo che i due grafici seguono lo stesso andamento: presentano infatti una correlazione diretta del 93%, se calcolata sull’intervallo temporale 2000-2014. Dato che la produzione petrolifera in tutto il periodo di riferimento copriva in media il 4,21% del fabbisogno energetico italiano, possiamo di conseguenza asserire che il nostro paese soffre di una forte dipendenza dai prodotti petroliferi, pur non essendo il paese che raggiunge i valori più elevati: l’indice che attesta la dipendenza nazionale dal petrolio si attesta per l’Italia su un valore medio del 92,45% per i quindici anni considerati (rielaborazione da dati Eurostat).

Italia 2

Nel 2014 l’Italia ha prodotto il 16,35% dell’energia nazionale da carbone e gas, con cui ha soddisfatto il 5,15% del fabbisogno energetico italiano; il paese si è invece affidato maggiormente alle fonti non fossili, che hanno costituito il 67,3% della produzione complessiva di energia. Le biomasse hanno costituito il 30,25% della produzione totale, soddisfacendo il 9,52% del fabbisogno energetico nazionale; il geotermico rappresentava il 14,17% dell’energia globalmente prodotta in Italia e ha coperto il 4,46% dei consumi finali; l’idroelettrico ha costituito il 13,62% della produzione complessiva e soddisfatto il 4,29% del fabbisogno italiano; infine, le energie rinnovabili, presenti in Italia dal nuovo millennio, equivalevano al 9,62% dell’energia prodotta e hanno soddisfatto il 2,92% dei consumi totali.

Italia 3

3.10 Lussemburgo

Il Lussemburgo, essendo carente di giacimenti petroliferi, ha una produzione di greggio nulla.

L’import lussemburghese, consistente in derivati del petrolio, mostra un andamento crescente fino al 2005, con un aumento del 93,59%. Dopo aver toccato la massima quota del periodo temporale di riferimento, le importazioni decrescono di 14,84 unità percentuali nell’intervallo 2005-2014.

Guardando ai grafici, import e consumo finale totale vanno di pari passo: osservando i dati, è possibile riscontrare l’elevatissima correlazione diretta tra le due quantità, pari al 97,97%.

Luss 1

Il Lussemburgo nel 2014 ha prodotto complessivamente 152 ktoe di energia, provenienti da biocarburanti e rifiuti (125 ktoe), dalle fonti rinnovabili (18 ktoe) e dall’idroelettrico (9 ktoe): con un consumo domestico globale di 3.644 ktoe, la produzione lussemburghese ha coperto solamente il 4,17% del fabbisogno complessivo nazionale. Per questo motivo, il paese presenta uno dei tassi di dipendenza energetica tra i più elevati d’Europa; andando a calcolare infatti il tasso di dipendenza petrolifera, possiamo riscontrare che il suo valore medio è del 99,94% (rielaborazione da dati Eurostat).

Luss 2

3.11 Paesi Bassi

La produzione nederlandese di greggio presenta un andamento generalmente negativo, con poche, flebili fluttuazioni al rialzo. Dal 1990 al 1993 è possibile riscontrare un calo del 18,18%, per poi osservare una risalita dell’ordine di 33,33 punti percentuali nell’anno seguente. Nei successivi sette anni si rileva una contrazione nelle estrazioni, le quali crollano del 43,47%; dopo un aumento del 35,06% nel biennio 2001-2003, nei tre anni a seguire si registra un nuovo calo del 33,33%. Posteriormente ad una crescita del 24,78% nel 2007, si ha un decremento percentuale di 47,84 unità nell’intervallo 2007-2010; la produzione torna poi a risalire del 27,44% nei successivi quattro anni.

Le importazioni seguono invece un trend sostanzialmente positivo fino al 1998, con una variazione del +21,17%; presentano una flessione del 10,66% nel periodo 1998-2002, per poi tornare a crescere del 12,17% nei successivi tre anni. Fino al 2014, si registra infine una generale contrazione dell’import, il cui volume si riduce del 11,76%.

Paesi 1

I consumi energetici finali, seppur con qualche oscillazione, presentano un incremento di 32,76 punti percentuali nel periodo 1990-2004, e poi scendono – pur con una rapida risalita nel 2010 – del 13,11% nel decennio successivo. Dato il crollo dell’attività estrattiva nederlandese, è chiaro come la produzione interna di petrolio non possa coprire il fabbisogno energetico nazionale: perciò, il paese presenta una dipendenza petrolifera media piuttosto elevata, dell’ordine di 93,3 punti percentuali (rielaborazione da dati Eurostat).

Paesi 2

La produzione energetica dei Paesi Bassi si basa principalmente sull’estrazione di gas, il quale viene esportato in grandi quantità (42,09 Mtoe nel 2014): in questo anno, il gas ha costituito l’85,63% dell’energia totale prodotta, e copriva l’88,37% dei consumi finali totali. La seconda produzione più importante risulta quella proveniente dalle biomasse, presenti nella nazione già dal 1974: rappresentano il 7,84% della produzione complessiva e coprono l’8,09% del fabbisogno energetico. Le rinnovabili (energia solare, eolica e marina) e le centrali idroelettriche sono state invece introdotte sul territorio a partire dal 1990, mentre il geotermico si è inserito sul mercato energetico nederlandese solo dal 2010.

Paesi 3

3.12 Portogallo

La produzione portoghese di greggio è nulla, in conseguenza del fatto che il paese non possiede giacimenti.

Le importazioni presentano inizialmente un andamento crescente, con una variazione positiva del 38,81% nel periodo 1991-1995; dopo un anno in cui il volume dell’import ha subito un calo di 10,04 punti percentuali. Nonostante le oscillazioni presenti nell’intervallo temporale 1999-2003, possiamo riscontrare che nel decennio 1996-2006 si ha un incremento del 21,12%; nei cinque anni successivi si osserva invece una tendenza al ribasso dell’ordine di 25,32 punti percentuali, seguito nel biennio 2011-2013 da un aumento dell’import del 12,08%. Il periodo di riferimento si conclude poi con una contrazione percentuale di 10,11 unità.

Portogallo 1

I consumi sono cresciuti a tasso costante nel lasso temporale 1990-2007, presentando un decremento pari al 47,01%, per poi abbassarsi del 17,77% nelle otto annualità successive. La mancata produzione di petrolio costringe il Portogallo ad importare dall’estero il greggio e i suoi derivati, al fine di soddisfare le sue esigenze energetiche: per questa ragione, la nazione registra un livello molto elevato di dipendenza petrolifera, attestandosi su un valore medio del 99,68% nel periodo 1990-2014 (rielaborazione da dati Eurostat).

Portogallo 2

Nel 2014, il paese ha basato la totalità della sua produzione energetica su fonti di origine non fossile, in particolar modo su biomasse (in quell’anno hanno costituito il 54,92% dell’energia totale nazionale e coperto il 20,31% del fabbisogno energetico portoghese), idroelettrico (22,37% della produzione energetica totale, ha soddisfatto l’8,27% dei consumi finali totali) e rinnovabili (19,53% dell’energia globalmente prodotta in Portogallo nel 2014, ha alimentato il 7,22% del fabbisogno nazionale): quest’ultima fonte di energia risulta essere stata introdotta sul territorio portoghese già a partire dal 1989.

Portogallo 3

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Sergio Inferrera

Messinese, iscritto al corso di laurea in Economia all'Alma Mater Studiorum di Bologna, appassionato al mondo della politica, dell'economia e dello sport

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