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libreria tecnologia

19 Mag 2016

La gestione della corporate reputation nell'era dei social media

Scritto da

Prima di addentrarci nelle nuove dinamiche che la corporate reputation, nell'era del web 2.0 e dei social media, deve gestire, risulta d'ausilio volgere uno sguardo sia agli elementi che concorrono alla sua costruzione sia alle differenze ed ai nessi, non casuali, che la legano alle altre sfere distinte seppur dipendenti, della corporate identity e image.

L’identità dell’azienda, dimensione madre, si forma nel momento coincidente all’inizio della sua esistenza?
Appare, nella prassi, sottomessa a processi di costruzione esogeni/pianificati o rappresenta la fusione della miriade di identità soggettive delle persone che la compongono, del suo nucleo operativo?

Innanzitutto la corporate identity rappresenta tutto ciò che l'impresa raffigura nella sua totalità e deriva da tutti quegli elementi che riescono a caratterizzarla in modo univoco, che la rendono un’entità distinguibile, riconoscibile sia all’interno che all’esterno. Assecondando la similitudine tra azienda e persona, cosi come proposto da David Bernestein, può essere plausibile ritenere che la sua formazione avvenga in diversi momenti della sua vita? L’identità come proprio fil rouge in continua evoluzione; influenzata dai mutamenti, dalle relazioni, dall’ambiente. Un’identità fluente, in divenire, figlia di quel “panta rei” Eracliteo.
E’ possibile anche pensare che la sua costruzione sia partecipata? Come pratica diffusa o circoscritta?

Dall’esteriorizzazione dell’identità prende forma l’immagine aziendale, la percezione che gli altri sviluppano di quest'ultima, nella loro mente.
E’ essenziale che identità e immagine seguano lo stesso sentiero per rafforzare, nel tempo, il loro legame.
Dalla sfera dell’essere si giunge poi alla sfera dell’agire. Dalle relazioni coltivate al consenso.
La reputazione aziendale come sintesi del senso che tutti gli stakeholders attribuiscono al suo operato. Nel libro “The picture of Dorian Gray”, Lord Henry cerca di incitare Basil ad esporre il suo quadro con le seguenti parole: “There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about”. “Nel bene o nel male, purché se ne parli”. Possiamo ritenerlo attualmente ancora valido? Nell’era delle tecnologie digitali, la gestione della reputazione diviene un compito arduo e delicato. Al giorno d’oggi, tutti possono commentare e criticare ed in qualsiasi momento. L’esposizione aziendale è totale, il ritmo dei contenuti diffusi sul web irrefrenabile. E se tramite i nuovi strumenti basta poco per farsi conoscere, figuriamoci quanto serve per farsi ricordare.

Danila Placì

Laureata in management, innovazione e internazionalizzazione delle imprese(LM-77) presso la Sapienza di Roma, con tesi sul Digital Content Marketing: nuove leve di engagement dell'utente prosumer.

Master in Art Curator

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