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libreria economia

25 Feb 2019

L’incentivo della politica al salvataggio delle banche

Scritto da

Il tema dell’intervento pubblico nel salvataggio delle banche non è mai stato così attuale. MPS, Popolare di Vicenza e Veneto Banca prima, Carige dopo, hanno acceso il dibattito pubblico su un tema complesso e di non facile fruizione.

In questo articolo, non esprimo giudizi di merito sull’opportunità dell’intervento statale in questo o quel caso specifico, bensì offro un punto di vista imparziale sul perché la politica abbia un forte incentivo al salvataggio degli istituti bancari. A prescindere dal “colore” del governo.

Premessa:

La teoria del libero mercato, nella sua forma più pura, sostiene che la collettività benefici, nel lungo periodo, dal processo Darwinista di selezione naturale delle imprese:

• le imprese meno efficienti (e tutte le banche sopra citate ricadono in questa categoria, così come le varie Alitalia e participate statali che perdono soldi pubblici in maniera strutturale da lustri) “devono” fallire

• Così facendo, il capitale viene ri-allocato dalla “manina” del mercato (non quella manina a cui state pensando, un’altra) in direzione delle imprese più efficienti

• Il cittadino/utente ne trae benefici, perché le imprese competitive sono poi in grado di offrire prodotti migliori o prezzi più bassi


Una piccola ma sostanziale differenza va evidenziata per quanto riguarda gli istituti bancari. Tralasciando il fatto che la cattiva performance dei sopracitati istituti bancari fosse dovuta (o meno) ad intrecci con la politica e/o ad una governance e controlli non sufficienti, il fallimento di una banca può avere ripercussioni molto più gravi del fallimento di una qualsivoglia impresa.


Le banche, infatti, svolgono un ruolo chiave nell’economia di un paese. E’ proprio questo ruolo e la complessità del Sistema bancario che rendono le singole decisioni di difficile comprensione per il pubblico, e che quindi si prestano a propaganda politica.


L’incentivo della politica al salvataggio di una banca


Tra il dire (la teoria di cui sopra) ed il fare (l’intervento politico) c’è di mezzo il mare (l’elettore ed il suo voto).

E’ inutile precisare che il politico, di qualsiasi partito e credo, abbia un forte incentivo a massimizzare il proprio consenso e le probabilità di essere eletto o ri-eletto. Di conseguenza, può manifestarsi un conflitto di interessi su ciò che è giusto fare per la collettività vs. l’azione politica nel caso specifico.

Ma, dunque, quali sono i possibili incentivi politici al salvataggio di una banca? Di seguito ne categorizzo i principali: tre diretti e tre indiretti.

Incentivi diretti


1. Perdita di posti di lavoro: gli impiegati della banca in sofferenza perderanno il lavoro. Per banche fortemente radicate in uno specifico territorio, la ricaduta occupazionale è quindi molto concentrata. Anche banche relativamente piccole, come Carige, impiegano migliaia di dipendenti (e.g., Carige c.4,2001). Quattromila famiglie. Quanti voti?

2. Perdita economica di azionisti/obbligazionisti: un risparmiatore che decide di investire il suo capitale, piccolo o grande che sia, in azioni o obbligazioni, si espone a rischio. Le Banche italiane, quotate o meno, contano tipicamente su un azionariato diffuso sul territorio. Grazie al rapporto di fiducia instaurato nel corso degli anni con i correntisti, le filiali raccolgono capitale di rischio. Ma, quindi, dove sorge il problema? Il problema è duplice:


a. L’azionariato diffuso è, come detto, spesso locale. Il fallimento di una banca comporterebbe non solo la perdita del punto 1, ma anche la perdita di risparmi della comunità stessa. Di nuovo, quanti voti?

b. Sebbene giochino un ruolo fondamentale nel Sistema-paese, le banche non sono spesso viste di buon occhio dai consumatori. Nel rapporto banca-cliente, quest’ultimo è spesso visto come parte debole, soggetta a raggiri. Raggiri che, in molti casi, sono effettivamente accaduti. La protezione del soggetto debole è molto allettante dal punto di vista propagandistico. Quanti voti?


3. Indotto: sebbene non allo stesso livello di un'industria manufatturiera, le banche si servono di beni e servizi, spesso prodotti all’interno della regione o della nazione (e.g., spazi commerciali, materiale pubblicitario, agenzie di vario tipo, dal marketing all’HR, avvocati, consulenti, etc.)

Incentivi indiretti


Questi incentivi rendono la discussione molto più difficile da quantificare, ma sono, a mio avviso, ben più significativi dei primi. Inoltre, introducono un elemento di incertezza, in particolare per i punti 1 e 2:


1. Rischio sistemico sui depositi: l’incertezza derivante da potenziali e ripetuti fallimenti di istituti bancari, grandi o piccoli che siano, possono portare tensioni sul mercato dei depositi. In pratica, si puo innescare una pericolosa dinamica come la seguente:


a. In TV o sui giornali, i correntisti italiani vengono a conoscenza del potenziale fallimento della banca XYZ

b. Pensando di poter potenzialmente incorrere nello stesso rischio con la propria banca, ritirano i propri risparmi (sebbene, ricordiamolo, i conti deposito sono garantiti dal Fondo Iterbancario di tutela dei depositi fino a EUR100.000 per conto, per persona). Il rischio di contagio, quindi, puo estendersi anche a banche “sane”

c. La pressione sui depositi si riflette in 2 potenziali ripercussioni: i) per attrarre più depositi e rimpinguare le casse (in realtà, il capitale di vigilanza), le banche sono costrette ad alzare i tassi sui depositi, perdendo profittabilità. Per mantenere i propri margini, sono dunque costrette a tagliare costi (quindi anche costi del personale) oppure ad alzare il costo del credito, sia a persone che ad imprese


2 Contrazione del credito: una derivata seconda del potenziale “rischio contagio” è la diminuzione del volume di credito ad imprese e famiglie. Il potenziale impatto di una contrazione del credito è potenzialmente devastante per una nazione. Il credito, infatti, permette di espandere il ciclo economico, investire, creare nuovi posti di lavoro. L’impatto politico è, nel breve (3-9 mesi), relativamente contenuto, ma può impattare negativamente la crescita in maniera sostanziale nel medio (12-36 mesi)


3. Sviluppo del territorio: meno evidente ai più, ma le banche, direttamente o tramite le fondazioni che le controllano, investono spesso pesantemente nel territorio, de facto sostituendosi (complementando?) lo Stato. Pensate alle sponsorizzazioni per eventi culturali, sportivi, borse di studio per student meritevoli, donazioni ad ospedali o per il verde in comune, etc.


Conclusione:
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In sintesi: a prescindere dalla propaganda e dal caso specifico, e contrariamente a quanto previsto dalla “dottrina” del mercato liberale, la politica tende ad avere fortissimi incentivi di breve e medio periodo a non lasciare collassare in maniera diretta una banca di dimensioni medie o grandi.


Le potenziali ripercussioni a livello locale e di sistema spesso portano alla necessita’ di intervento diretto.


Lascio giudicare al lettore i modi e i toni per le operazioni specifiche che hanno animato il dibattito in Italia negli scorsi mesi!


Fonti:


1 www.gruppocarige.it

 

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