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libreria ingegneria

10 Gen 2019

Breve storia di Hollywood a puntate - Quinta puntata

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13) ARRIVANO I SUONI

Nonostante le difficoltà economiche date dalla crisi in corso, alla metà degli anni Venti una fondamentale innovazione tecnologica sconvolge il cinematografo: l’avvento del sonoro. Il primo film ad usufruire di tale novità è Il cantante di jazz del 1927, diretto da Alan Crosland, interpretato da Al Jolson e distribuito dalla Warner Bros.

Narra la storia di Jakie, un ragazzo ebreo che si rifiuta di cantare in sinagoga interrompendo una longeva tradizione familiare: lui, infatti, ama il jazz e vorrebbe fare di questo tipo di canto il suo mestiere. Suo padre, il cantore Rabinowitz, lo osteggia apertamente fino a costringerlo ad andarsene di casa. Il giovane cambia dunque il suo nome in Jack Robin e si dipinge la faccia di nero per seguire le sue aspirazioni, obiettivo che riesce a raggiungere con l'aiuto della famosa cantante Mary Dale, con cui ha una relazione. Una volta raggiunto il successo, Jack si trova a riconsiderare le sue scelte, anche nei confronti della sua famiglia.

Nonostante le complicazioni economiche, tecniche e stilistiche che l’arrivo del suono dei film comporta, sono molti i registi che intuiscono l’importanza di questa nuova tecnologia, tanto che nel giro di un paio d’anni tutti gli studios statunitensi la utilizzano e la grande maggioranza delle sale cinematografiche viene attrezzata per riprodurla. Seguendo l’esempio degli Stati Uniti, anche le industrie cinematografiche di altri paesi si lasciano conquistare nei modi più vari dalla potenza dei suoni: la Gran Bretagna, ad esempio, copia fedelmente il modello dello studio-system hollywoodiano; il Giappone, invece, sceglie una variante più personalizzata per mantenere il controllo del mercato interno; l’Italia, infine, si accoda al cambiamento soltanto nel corso degli anni Trenta.

14) TECNICHE DI REGIA

Nel corso degli anni Trenta, in seguito alle recenti innovazioni tecnologiche, si cominciano a sviluppare quelle che oggi abbiamo imparato a definire come tecniche di regia. Soprattutto dopo l’avvento del sonoro, infatti, le riprese dei film iniziano a comportare i primi movimenti di macchina e con essi notevoli accorgimenti tecnici per realizzarli. Si mettono a punto elaborati marchingegni in grado di muovere le pesanti macchine da presa, rivestimenti per attutire il rumore degli spostamenti, sostegni più pesanti dei tradizionali treppiedi come i dolly e le gru in uso già all’epoca del muto e di fatto ancora oggi.

Tra i più famosi, il Dolly Rotambulator di Bell & Howell del 1932, che pesa addirittura tre quintali, riesce a sollevare la macchina da presa sino a due metri di altezza e consente ampie panoramiche in orizzontale e in verticale. Il Panoram Dolly della Fearless Company del 1936, invece, riesce a passare agevolmente attraverso aperture di circa 90 centimetri. È sempre con un particolare dolly – supportato da una gru per costruzioni – che nel 1939 in Via col vento si realizzano le riprese sull’enorme banchina ferroviaria piena di confederati feriti. È sempre un dolly che nello stesso anno permette alla macchina da presa de Il mago di Oz di piombare sulla Strada di Mattoni Gialli. Si devono invece ad una gigantesca gru di 15 metri, targata Universal e originariamente costruita per Broadway, diverse riprese di All’Ovest niente di nuovo.

Quando poi nel 1931 la Eastman Kodak decide di mettere sul mercato un nuovo tipo di pellicola, la Super Sensitive Panchromatic, suscita la curiosità di diversi i direttori della fotografia. Questa pellicola è infatti adatta alla luce diffusa dalle nuove lampade a incandescenza, recentemente introdotte sui set dopo l’arrivo del sonoro per ridurre le distorsioni date dall’effetto flou e dai vistosi filtri usati in precedenza.

15) I NUOVI REGISTI

Con l'uso delle nuove tecniche, iniziano ad emergere giovani registi, pionieri della nuova immagine, che attuano sostanziali innovazioni anche per rendere il senso della profondità. Fino a questo momento, infatti, la maggior parte dei registi tende a radunare gli attori in aree per lo più prive di profondità e a girare le scene passando da un soggetto all’altro, in un’alternanza di campi e controcampi. Altri invece realizzano inquadrature con maggiore spessore, badando a lasciare leggermente fuori fuoco la scena in primo piano o – in alternativa – curando il fuoco dell’intera immagine.

È però con la tecnica della profondità di fuoco che Orson Welles e il suo operatore Gregg Toland impongono quel cambiamento epocale, che tutto il mondo scopre nel film Quarto potere (1941). Il celebre regista dà profondità alle scene utilizzando una stampante ottica e combinando più piani girati separatamente: dispone infatti alcuni elementi in primissimo piano davanti all’obiettivo e altri a grande distanza sullo sfondo, creando così un insieme che risulti sempre perfettamente a fuoco. La stessa tecnica viene approfondita nel film L’orgoglio degli Amberson (1942), grazie all’ausilio dell’operatore Stanley Cortez che ottiene molte inquadrature con profondità di fuoco e senza nessun tipo di artificio fotografico.

Progressivamente, l’influenza di queste innovazioni visive si diffonde in tutte le produzioni cinematografiche: seppur non intaccando la predominanza di elementi come l’azione narrativa e la psicologia dei personaggi, queste tecniche cambiano in maniera irrevocabile lo stile dei registi.

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Giulia Soi

Sono nata a Roma mentre finivano gli anni '70 e – fatta eccezione per qualche anno vagabondo tra Spagna e Francia – ho sempre vissuto a Roma. Sempre nello stesso quartiere, per essere precisi.

Laureata due volte, una in Scienze della Comunicazione e l'altra in Geografia, ho iniziato a occuparmi di mass media alla Scuola di Televisione R.T.I. di Maurizio Costanzo: era il 2004 e da quel momento non ho più smesso.

Oggi sono un'autrice televisiva con all'attivo più di venti programmi per una dozzina di canali diversi, oltre che una giornalista pubblicista iscritta all'Odg del Lazio dal 2012; in generale, però, mi riconosco nella definizione di storyteller con il vizietto del web, il sogno di pubblicare un libro e una insaziabile passione per i viaggi, la musica e lo sport.

Oltre all’italiano, parlo correntemente e insegno cinque lingue, tre vive e due morte; quando la sera finisco di lavorare, divento ginnasta senza portafoglio, cantante per diletto e divoratrice patologica di serie televisive.

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