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08 Giu 2017

D'Annunzio, stessa strategia della Ferragni?

Scritto da

La figura di Gabriele d’Annunzio è stata al centro di molteplici dibattiti nell’ultimo secolo poiché capace di erigersi a portavoce della cultura estetizzante italiana, grazie alla finezza del suo stile, e contemporaneamente farsi paladino della letteratura italiana e non solo, travalicando i confini nazionali.


È stato un vero e proprio anticipatore di tendenze, un precursore di quelle tecniche giornalistiche e di scrittura di moda che oggigiorno diamo per assodate e scontate.

È un poeta d’altri tempi ma al contempo molto attuale, è un cronista mondano che non si limitò ad esercitare il proprio diletto nella scrittura ma si dedicò anche alla moda, alla mondanità, alla politica, al patriottismo, all’irredentismo, all’arte, alla raffinatezza del gusto, alle belle donne ed a tutto ciò che potesse donargli fama, gloria, lode ed appagamento dei sensi. È un poeta rivoluzionario ma al contempo molto attuale poiché si rispecchia molto nelle celebrities contemporanee.

D’Annunzio si trova ad affrontare una situazione difficile, poiché ha difronte una nobiltà che sta lentamente perdendo il proprio prestigio a scapito di una borghesia che sempre più incessantemente acquista potere e privilegi. Roma, infatti, alla fine del ‘800 è il centro di quella classe media che grazie al commercio ha cominciato a costruire la propria fortuna, ma al contempo sta mettendo in crisi i capostipiti della società, quell’estetismo elitario-aristocratico.

Proprio per questo motivo il Poeta cerca di guardare alla cultura ed alla letteratura d’Oltralpe, ad emulare gli usi ed i costumi delle dame francesi, sempre impeccabili, affinché le dame italiane possano emulare e coglierne ogni raffinatezza delle mise. L’intento è quello di mettere le dame nelle condizioni di potersi distinguere, grazie ad un gusto sublime e sopraffino, da quella classe borghese che brama costantemente alla scalata sociale.


Così facendo D’Annunzio, prende ispirazione da poeti francesi come Charles Baudelaire, l’emblema del dandismo, Théophile Gautier per le citazioni eleganti, Edmond de Gouncort per la moda del Sol Levante, Victor Hugo per l’importanza del nome che porta ed Emile Zola per l’inventiva ed il teatro, riportando costantemente i loro nomi nei propri scritti, come fossero delle vere e proprie muse dalle quali dover ripetutamente prendere ispirazione.

Dopo aver compreso quanto sia importante la Francia per l’affabulatore pescarese, possiamo dire che la sua più grande “rivoluzione” è stata quella di rendersi portavoce della cultura estetizzante italiana diventando il primo scrittore di moda in Italia. È proprio sul calar del secolo XIX° che la moda giunge a maturazione, raggiunge la propria pienezza ed è proprio questo il merito di d’Annunzio; saper cogliere l’apogeo della moda francese e riproporlo così in Italia, adeguandolo alla nostra cultura, usi e costumi. La moda oramai, non è più una mera "legittimata distinzione sociale" ma diviene mass-moda, ove la dimensione urbana è l'espressione, la vetrina della moda.


La moda diventa coesione sociale e comunicazione del gusto, è allo stesso tempo imitazione ed emulazione: non vi ho convinto? Provate a comminare per le vie del centro storico, senza il cellulare in mano per qualche istante, vi guardate intorno, scrutate le persone che vi circondano, ammirate le vetrine o meglio sarebbe dire i passages, quel non-luogo descritto da impeccabilmente da Walter Benjamin, quel posto nel quale la merce entra direttamente a contatto con la clientela, assecondando così ogni superfluo desiderio dei passanti; basti vedere Galleria Vittorio Emanuele a Milano.


Le strade diventano l’abitazione del collettivo.


La moda quindi non viene più conseguita per una piccola élite, una piccola cerchia sociale che si deve distinguere per dare l’esempio, ma oramai viene costituita per ampi gruppi sociali.

È la grande capacità di unire un lessico raffinatissimo ad una cultura encomiabile che rendono la figura di d’Annunzio così ricercata e così apprezzata, un profilo capace di prendersi la responsabilità di riportare la cultura italiana agli antichi fasti, sapendone cogliere punti di forza e debolezza.


Credo che il genio creativo dannunziano, giaccia nella consapevolezza dei propri mezzi e quindi nell'implicito intento di appagare le sue lettrici, di accudirle, di capire i loro interessi ed i problemi, assecondandole con estrema maestria ed uno degli esempi più eclatanti lo troviamo nella stesura de Il Piacere. In questo romanza troviamo ben descritta la situazione nella quale soggiace la signoria italiana e di come il protagonista Andrea Asperelli, alter ego dell’autore, cerchi costantemente questa raffinatezza del gusto che viene descritta attraverso meticolose parole, alla ricchezza semantica dei termini capaci di farti sentire partecipe di tali sensazioni, profumi e piaceri. Per comprende in maniera appropriata la grande capacità descrittiva del Vate, credo che si appropriato utilizzare le parole di Biki, una delle più celebri sarte degli anni ’40 -‘60 del ‘900, al secolo Elvira Leonardi Bouyeure, la quale definisce Gabriele d’Annunzio il "grande Maestro".

La moda, infatti, sul calar del secolo, non è un mondo a se stante ma un compendio di cultura e di mondanità; proprio per questo motivo d’Annunzio invita così il gentil sesso romano a prender spunto dalle dame parigine, consigliando la lettura di determinate riviste, riportando interamente le meticolose toilettes d’oltralpe e facendosi sempre ritrarre come fosse appena uscito azzimato dal suo guardaroba; sempre impeccabile, un po’ come la Ferragni?!

dannunzio


Il genio del Vate quindi, da abile competente di moda, risiede anche nella comprensione dell' importanza del brand, del marchio di un prodotto, poiché lui stesso quando confeziona regali per le sue amanti, chiamate abilmente femmes fatales, fa apporre un'etichetta con su scritto "Gabriel Nuntius Vestiarius Fecit". Un vero e proprio precursore della moda contemporanea, anticipatore di tendenze, un antesignano di quelle tecniche giornalistiche che vengono tuttora utilizzate in ambito di moda e cronaca mondana, di plagio di notizie dichiarato.

E se vi state chiedendo il perché di tanta stima per d'Annunzio, la mia risposta risiede nella sua capacità di studiare la propria immagine, d'esser un'esteta estremamente ricercato e di saper comprendere che l'eleganza non è solo indossare un abito finemente realizzato ma è l'unione di un'affabile maniera ed una raffinatezza dell'animo.


Gabriele d’Annunzio o Chiara Ferragni, chi è il “vero" fashion blogger?

Lorenzo Zocca

Sono un ragazzo di 26 anni, un event planner che ha fatto della propria passione un lavoro. Credo che il lavoro debba sempre essere divertimento, interesse e dedizione, poiché solo così facendo è possibile realizzare eventi che ti sappiano emozionare.

La buona volontà, la determinazione e propensione al lavoro in team sono dei tasselli fondamentali che mi hanno sempre caratterizzato, i quali uniti alla creatività ed alla voglia di apprendere sempre nuove nozioni, mi ha permesso di seguire questo mio sogno.

È estremamente importante non stancarsi mai di conoscere cose nuove poiché è solo grazie alla fruizione,collaborazione e partecipazione a spettacoli, che è possibile ideare e progettare un evento ben curato.

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