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libreria giurisprudenza

Quanti di noi non conoscono il detto "Tra il Dire e il Fare c'è di mezzo il Mare", questo è un fenomeno che, a mio avviso, tende spesso a verificarsi nei confronti delle leggi data la divergenza, a volte notevole, tra promulgarle e metterle successivamente in atto.

In questi giorni si è nuovamente parlato di una certa Elisabethe Aicha Ounnadi, donna di 40 anni ex dipendente di un impianto di smaltimento rifiuti in provincia di Torino la quale dopo 11 anni di prestazione del suo servizio, la scorsa estate 2017 è stata licenziata dopo essersi appropriata di un monopattino presso il deposito rifiuti.

Tutto ha inizio lo scorso 18 maggio quando questo "vecchio" monopattino viene ritrovato nell'autorimessa della sede da parte di un responsabile e quindi, immaginando provvenisse dalla raccolta rifiuti, appeso vicino alla bacheca aziendale con tanto di messaggio rivolto ai dipendenti i quali sono stati invitati a farne tesoro perchè una prossima volta possono venir scoperti ad appropinquarsi di oggetti in via di smaltimento. Segue il giorno successivo, quando il giocattolo viene rintracciato nell'auto di Elisabeth collocata presso il parcheggio aziendale, la quale poi ammetterà di non aver nascosto nulla ma semplicemente di averlo ricevuto da una collega come regalo per il figlio di 8 anni, alla fine entrambe le rispettive versioni dele due donne si sono rivelate vane.

Siamo così giunti al momento clou ovvero il licenziamento della donna dal quale scaturirà il provvedimento dell'azienda il quale recita: "A tutti i dipendenti è stato più volte ribadito che non è ammesso approppriarsi dei beni provenienti dalla raccolta dei rifiuti" giudicando così inidonee le giustificazioni della donna a legittimare tali comportamenti, fino a giungere così al ricorso da parte della donna la quale, dopo aver provato umiliazione nei confronti dell'azienda perchè "Lasciata in mezzo ad una strada per un monopattino" senza tralasciare il suo prestato servizio anche sotto pioggia e neve e la sua difficile situazione familiare, ora spera di essere ascoltata dal giudice con la sicura testimonianza a suo favore da parte di altri colleghi ammettendo una semplice ingenuità negando di essere una ladra.

Una settimana fa il Tribunale di Torino, al quale la donna si era rivolta, ha emesso una sentenza dalla quale emerge che tale licenziamento è inguisto ma resta valido. A seguito della richiesta, da parte degli avvocati della donna, di un reintegro in azienda subordinato ad un risarcimento del danno scaturito da licenziamento, il giudice ha accolto solo il secondo.

case law 677940 6401Questa storia che ho voluto riportarvi è sempilcemente per sottolineare, ancora una volta, come certe volte l'applicazione di una legge non si muove di pari passo con la promulgazione, ve lo posso assicurare in quanto laureando in Scienze Giuridiche con una tesi riguardante proprio il Licenziamento per Giusta Causa includendovi fattispecie e sanzioni qualora non fosse applicato secondo discpilina. Detto che serve sempre un preavviso e che il licenziamento, ai fini dellla sua validità, deve sempre reggersi sulla base di una valida giustificazione, se si tratta un motivo oggettivo tutto ad esempio è riconducibile a crisi aziendali quindi cause legate ad attività produttiva e sua organizzazione, se invece vogliamo parlare di quello soggettivo allora ci ricongiungiamo a situazioni quali una prolungata assenza da parte del lavoratore la quale non permette che l'azienda possa affidargli certe mansioni o ancora il periodo di malattia dovesse superare il cosiddetto Periodo di Comporto ovvero il lasso di tempo in cui il lavoratore può conservare il proprio posto in caso di malattia. Altro esempio è la Legge 300/1970 sullo Statuto dei Lavorartori, la quale precisa che il lavoratore che si presente sul posto in riterdo potrà subire un rimprovero ma non un licenziamento.

Sicuramente un gesto come la sottrazione di un monopattino in via di smaltimento, qualora non consentito dall'azienda, può essere meglio suscettibile di rimprovero che di licenziamento

Fonti:

"La Repubblica" (Torino) e "La Stampa" (Torino)

 

 

 

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Lorenzo Veller Fornasa

Nato a Cattolica (RN) il 13 novembre 1991 ma cresciuto a Noventa Padovana (PD)

Diplomato al Liceo Scientifico e ora laureando in Scienze Giuridiche a Roma

Nuotatore ma senza sostenere competizioni

Socio Rotaractiano presso il Rotaract Club Vicenza dal 2015 di cui per l'annata 2017/2018 Consigliere

 

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