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04 Lug 2018

Wikipedia si oscura e protesta contro l'UE

Scritto da

Apri una pagina web, Google, per fare una ricerca. Il primo risultato che otterrai, nella stragrande maggioranza dei casi, sarà una pagina di Wikipedia relativa al contenuto da te cercato. Oggi, cliccando su quel link, non troveresti però ciò che cerchi: Wikipedia Italia è “in sciopero”.

Ebbene sì, dal 3 luglio 2018, Wikipedia Italia ha deciso di bloccare la possibilità di fruire delle sue informazioni, collocando al loro posto un’unica pagina che informa del perché di questa scelta: Wikipedia si oppone alla direttiva sul copyright di cui il Parlamento Europeo, il 5 luglio 2018, deciderà se accelerarne l’approvazione.

Questa direttiva, a quanto pare, ha un contenuto limitativo, volto ad imporre barriere, filtri e restrizioni. Anziché promuovere un aggiornamento della disciplina del diritto d’autore, compatibilmente con la realtà di libertà che viviamo grazie a tutti gli strumenti on-line (e non) di cui disponiamo, l’Unione Europea sembra voler invece porre dei vincoli, controllare, porre delle restrizioni economiche sull’utilizzo dei contenuti online tra le varie piattaforme.

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La protesta, resa famosa da Wikipedia ma supportata da studiosi informatici, accademici, organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica, nonché da colossi dell’industria tech quali Google, pur avendo a cuore il concetto generale di libertà della rete, si focalizza in particolar modo sull’abolizione degli artt.11 e 13 della direttiva, che tenderebbero a minare la possibilità di condivisione tra le varie situazioni on-line, quali ad esempio i maggiori social network, dei contenuti presenti su altre realtà.

L’art. 11, diventato già noto con il soprannome di “link tax”, prevede che la pubblicazione dei cosiddetti snippet (le anteprime visualizzate quando condividiamo un link) sia vincolata ad una licenza.

L’art. 13, invece, istituisce un “upload filter”, cioè un filtro che impedisce di caricare materiale, protetto da copyright, su piattaforme online e da utenti che evidentemente non posseggono alcun diritto per farlo.

Wikipedia si “oscura”, impedisce a chiunque di usufruire delle informazioni da sempre “spacciate” in modo gratuito, come segno di protesta ad una normativa che vuole imbavagliare la libertà di scambio e condivisione sulla rete, che rischierebbe, così si dice, di far chiudere la nostra enciclopedia online preferita.

Ma la normativa, a quanto pare, ha trovato anche qualche sostenitore. La libertà di condivisione ha innegabilmente fatto soffrire alcuni particolari settori di applicazione del diritto d’autore, come l’industria musicale. La circolazione di opere nel web è da anni ormai fuori controllo. La facilità con la quale è possibile reperire o condividere un qualunque contenuto in realtà “marchiato” dal copyright ha messo in crisi, già da molto tempo, musica ed editoria.

Un filtro sull’upload di contenuti protetti proteggerebbe, appunto, gli autori dalla divulgazione impropria delle loro opere. Il contrasto alla pratica degli snippet eviterebbe, invece, la dispersione di traffico e introiti pubblicitari verso siti che non pagano gli autori originari per l’uso dei loro contenuti.

Già solo in Italia hanno dato parere favorevole soggetti come l’Associazione Italiana Editori e la Federazione Italiana Industria Musicale.

Al di là dei partiti politici, di destra e sinistra, si schierano quindi le varie facce dell’industria.

Un si per l’industria di autori ed editori, che vedrebbe, finalmente, uno spiraglio di protezione del loro lavoro, divorato dalla libertà del web.

Un no, invece, per i colossi del Web che fanno una propaganda di protesta, chiedono di dire no, di spingere i nostri parlamentari europei a non approvare la direttiva che li vedrebbe al centro di un sistema complicato da gestire, in cui dovrebbero sobbarcarsi ruoli di controllo sui dati diffusi dalle proprie piattaforme. Insieme nell’obiettivo, ma per ragioni diverse, gli attivisti per la libertà di internet vogliono evitare che la libera circolazione dei contenuti venga schiacciata sotto il peso delle “major” dell’industria web da un lato e dei grandi autori ed editori dall’altro lato, a discapito delle piccole realtà e dei singoli individui.

La questione va in profondità, tocca diritti economici e diritti di espressione, va al di là del destino di Wikipedia, alla quale non si può però non riconoscere di aver attirato l’attenzione su un argomento, quello del diritto d’autore, spesso soggetto all’oblio della massa, alla completa non conoscenza da parte di chi, anche solo ascoltando una canzone, spesso lo viola tutti i giorni.

 

Fonti:

wikipedia.org

www.ilsole24ore.com

 

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Stefano Marcheselli

E' il fondatore di HumanEuropeCapital.

Laureato presso l'Università Bocconi di Milano, specializzato presso la Luiss Guido Carli a Roma, ha finito il percorso accademico presso l'Ecole de Commerce Solvay a Bruxelles.

Attualmente lavora come consulente in una consulting finanziaria a Milano.

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