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05 Set 2019

Amazzonia in fiamme: il Brasile rifiuta l'aiuto del G7

Scritto da

La situazione è critica e il fuoco in Amazzonia ancora non è stato domato. Il Presidente del Brasile, Bolsonaro, lo scorso weekend ha inviato l’esercito sul posto, in aiuto a gli uomini dei vigili del fuoco, per spegnere l’incendio in corso in sette Stati del Paese: 44mila militari sono partiti alla volta del Nord dell’Amazzonia e gli uomini della polizia militare hanno avuto l’autorizzazione a collaborare. 

Nonostante Bolsonaro metta in dubbio i dati internazionali, asserendo che la situazione degli incendi che invadono la foresta pluviale sia nei limiti della normalitò, dall’INPE (Istituto Nazionale per le Ricerche Spaziali del Brasile) arrivano dati non troppo confortanti: nell’ultima settimana, nella macro-regione dell’Amazzonia, sono divampati almeno 3mila nuovi incendi; il più vasto è in corso nella zona di confine tra Brasile, Paraguay e Bolivia, per un fronte incendio di circa 100 kilometri. 

La causa di questo disastro, secondo gli ambientalisti, è da attribuire alla politica del Presidente Brasiliano, accusato dell’aumento della velocità della deforestazione. Sembra infatti che aziende agricole e zootecniche mettano in atto metodi che contribuiscono alla distruzione dell’ambiente della foresta, in quanto, al fine di ottenere spazi sempre più vasti a loro disposizione, attuano il sistema c.d. “taglia e brucia”: gli alberi vengono tagliati nei mesi estivi, per poter perdere umidità, e poi bruciati.

Ciò non è però esaustivo. Il recente avanzamento della deforestazione deve essere sommato ad anni, decenni, di azioni volte a ridurre la superficie verde del Sud America (e del mondo in generale); azioni che hanno causato un progressivo aumento delle siccità e conseguente aumento del pericolo di incendio.

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L’Amazzonia è una macro-regione dell’America del Sud di circa 5,5 milioni di km quadrati, che occupa territori di diversi Stati latini. Queste dimensioni eccezionali, nonché la ricchezza di specie animali e vegetali che la caratterizzano, la rendono uno degli ambienti naturali più importanti al mondo. Vien da sé che l’interesse alla sua tutela è comune ad ogni paese del globo e ad ogni essere umano. Le potenze mondiali si sono infatti riunite al fine di elaborare un piano di aiuto in favore delle regioni amazzoniche. Proprio ieri, a Briarritz, in Francia, si è conclusa la riunione del G7, in luogo della quale Francia, Italia, Germania, Regno Uito, Giappone, Canada e Stati Uniti hanno deciso per lo stanziamento di 20 milioni di dollari. Ma ecco una sorpresa parte del Brasile: il Presidente rifiuta perentoriamente il supporto economico offerto dal G7, nonostante precedentemente il suo Ministro degli Esteri avesse espresso la volontà del Brasile di accettare qualunque aiuto. Così il Presidente Bolsonaro si è espresso si Twitter: "Non possiamo accettare che un presidente, Macron, ci lanci attacchi liberi e gratuiti sull'Amazzonia né che mascheri le sue intenzioni dietro l'idea di un'alleanza dei Paesi del G7 per salvare l'Amazzonia, come se fossimo una colonia". "Il rispetto per la sovranità di qualsiasi paese è il minimo che ci si può aspettare in un mondo civile".

 

 

 

 

 Fonti

www.ilpost.it

 www.ilmeteo.net

www.repubblica.it

www.ilpost.it

www.ilfattoquotidiano.it

 

Foto

www.rainews.it

 

 

 

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Stefano Marcheselli

E' il fondatore di HumanEuropeCapital.

Laureato presso l'Università Bocconi di Milano, specializzato presso la Luiss Guido Carli a Roma, ha finito il percorso accademico presso l'Ecole de Commerce Solvay a Bruxelles.

Attualmente lavora come consulente in una consulting finanziaria a Milano.

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