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16 Set 2016

La tecnologia RFID tag: non una semplice etichetta ma un vero… Must have!

Scritto da

L ‘uso della tecnologia RFID (Radio frequency Identification) è stata fino a poco tempo fa sconosciuta da noi ‘comuni mortali’ o meglio non vi era ancora stata una sua diffusione se non nel settore dei trasporti a causa del suo costo di produzione.

Siamo passati dal vedere il semplice codice a barre attaccato al prodotto ad una etichetta in più, contenente un microchip dalle molteplici funzionalità.
Le etichette RFID sono alimentate da un campo magnetico generato dal lettore RFID stesso. Esistono tre tipi di RFID tag: attivi, semi-attivi e passivi. Quest’ultimi sono i più usati perché meno costosi, possono essere applicati ad un numero maggiore di prodotti rispetto ai precedenti e sono beni di consumo ‘usa e getta’. Quindi non è previsto un loro riutilizzo, infatti il costo è di circa 5 cent. In questo modo è possibile monitorare i prodotti dalla loro creazione fino alla vendita. È sicuramente utile per quanto riguarda lo stoccaggio, il monitoraggio, l’identificazione del prodotto e la sua commercializzazione.

L’ RFID tag rispetto al codice a barre, può essere letto, modificato, bloccato ed implementato con nuove informazioni fino a 96 bit.
Questi piccolissimi chip possono quindi aiutare dal punto di vista di efficienza ed efficacia, le aziende a rispondere in modo tempestivo e preciso alle sfide degli attuali scenari di mercato. Nei punti vendita vengono usati per fare azioni di cross selling, per diminuire la distanza con il cliente, individuandone così le loro preferenze di acquisto. Vi è così un aumento della fidelizzazione. Migliorare e velocizzare il pagamento, questo è uno dei focus del marketing ma anche l’avere sempre un tracking del prodotto e dei clienti è tenuto altrettanto in considerazione. Seppur gli RFID tag diano tutte queste informazioni alle aziende sul cliente, quest’ultimo però, si potrebbe sentire troppo osservato nelle sue azioni di compera. Dovrà quindi essere spiegato meglio l’uso di questa innovazione dato che contrasta anche la contraffazione dei prodotti e quindi è un valido supporto per la sicurezza del cliente nel momento dell’acquisto di un oggetto di qualità.

Questo microchip è stato inserito come “valore aggiunto” in varie aziende manifatturiere di diverso genere. Ad esempio, l’RFID tag è stato messo in atto dalle aziende vitivinicole per la tracciabilità delle bottiglie e per assicurarsi che il contenuto non subisse nessuna modifica durante il trasporto.
Tale sistema è stato adottato nel 2005 in Italia dalla cantina Arnaldo Caprai e dal 2009 dalla cantina Tenuta dell'Ornellaia, anche se adesso le funzionalità del chip sono incrementate come anche il numero delle imprese che lo utilizzano è cresciuto esponenzialmente.

Ma anche le aziende di moda, si sono interessate a questa innovazione, soprattutto per far sì che i capi venduti fossero quelli originali, da loro commercializzati.
Tramite questi RFID tag è stato addirittura possibile rendere le sfilate di moda interattive, ad esempio, durante il London Fashion Week, la casa di moda Burberry ha inserito questo microchip nei tessuti degli abiti, in modo tale che durante la sfilata in passerella, le persone potevano avere informazioni tramite un semplice tablet , sul capo che stava passando davanti ai loro occhi e fare pre-ordini.
Parliamo quindi di Internet of Things!
In questo modo il cliente viene coinvolto maggiormente nell’acquisto perché può attingere a varie informazioni sia sul capo sia sul modus operandi dell’azienda produttrice. Le case di moda infatti, non li usano solo per la logistica degli spostamenti e per l’antitaccheggio ma anche per rendere più fluido e facile i lavoro delle persone impiegate nello studio della supply chain e di chi si occupa della vendita/post –vendita. In più permette di rifornire in modo ottimizzato e puntuale il magazzino nel momento in cui il prodotto viene venduto, così da avere sempre un vasto assortimento dei capi d’abbigliamento. La vendita, per chi adopera questa nuova tecnologia, è cresciuta di circa il 14% e del 75% la Customer Satisfaction.

Ormai Marc Jacobs, Geery Weber, American Apparel , Hugo Boss, Charles Vögele o Mitsukoshi, Moncler , Gap e molti altri marchi usano questa innovazione. Anche in Italia sempre più aziende di moda hanno capito la potenza degli RFID tag come: Ferragamo, Fendi, Max Mara, Pinko, Liu Jo, Patrizia Pepe … Sono infatti già migliorate dal punto di vista di efficienza e sono anche riuscite a capire se una collezione possa essere piaciuta o meno alla clientela, evitando così sprechi e sovrapproduzione.

Esistono degli strumenti ancora più innovativi collegati agli RFID tag. Ad esempio, quando una persona entra in un negozio (tecnologicamente attrezzato), ha la possibilità di fare tutti gli abbinamenti possibili dei capi/accessori presenti usando solo il tablet. Oppure utilizzare il Magic Mirror o le Virtual Fitting Rooms dove non devi spogliarti ma, tramite la realtà aumentata, si possono provare tutti i vestiti come se uno lo stesse facendo realmente. Infine il Counter dei Like ( come ha fatto C&A) nei capi della pre-collezione messa prima in rete e poi nel negozio al fine di incentivare il cliente a provare e comprare il capo più alla moda. Quindi l’ RFID tag seppur possa essere una semplice etichetta riesce a dare alle aziende dei vantaggi competitivi davvero tangibili e soddisfacenti!

Fonti:

http://www.concept.by/

http://thebizloft.com/

http://it.emcelettronica.com/

http://www3.varesenews.it/

http://fashionista.com/

Carlotta Potenti

Opinionista, aretina. Laureata in Ingegneria Gestionale presso il DIISM di Siena.

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