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Economia

Sentiamo spesso parlare di Industria 4.0, di quarta rivoluzione industriale, di IoT, smart sensors, fabbrica intelligente e mille altri termini a cui non sempre è facile associare un significato ben preciso.

I risultati delle elezioni appena concluse ci regalano un Parlamento senza maggioranza, non essendovi partiti o coalizioni con voti necessari per formare un governo, sebbene abbiano rispettato le previsioni che vedevano la vittoria del centrodestra. Hanno tuttavia sorpreso su due dimensioni: M5S sopra il 30% e Lega vicina al 20%. In pratica il voto "anti-establishment" supera il 50%. Il nuovo parlamento si riunirà a fine mese per eleggere i presidenti di Camera e Senato: quella sarà la prima opportunità per siglare alleanze che potrebbero prefigurare la futura maggioranza di Governo. Sempre che il processo non richieda altre settimane di attesa.

Qualsiasi Governo che coinvolga Lega o M5S porterà probabilmente ad un rapporto conflittuale con l'UE, in particolare sui temi legati all'immigrazione, mentre ridimensionerebbe parzialmente la prudenza fiscale. Tuttavia nessuno dei partiti ha fatto una campagna anti-euro, focalizzandosi maggiormente sulle tematiche interne: la sconfitta del partito francese Fronte Nazionale lo scorso anno ha spinto anche i partiti euroscettici a moderare i toni riguardo a pressioni anti-euro, imparando dalla sconfitta di Marine Le Pen. Il pensiero anti-europeista è stato decisamente assente durante la campagna elettorale appena terminata.

In ogni modo, è probabile che il M5S sarà la forza più importante del futuro Governo, visti i numeri ottenuti. Come sottolineato precedentemente, il partito ha addolcito le posizioni più estreme anti-Europa del passato, adottando un approccio più pragmatico; le promesse elettorali relative al reddito di cittadinanza ed all'indebolimento delle recenti riforme del sistema pensionistico, tuttavia, potrebbero indurre il mercato a dubitare della sostenibilità fiscale di tali misure.

D'altro canto, se la marcata avanzata dei partiti populisti complica lo scenario politico italiano, la situazione in Europa viene bilanciata dalla formazione di un nuovo governo in Germania, con possibile pressione sui titoli governativi italiani e sui periferici dell'eurozona, ma senza che questo contesto debba essere un quadro negativo prolungato per l'euro ed i titoli azionari europei. Allo stesso tempo, infatti, eventuali criticità di breve termine sembrano essere attenuate da un'economia italiana più sana. La stima che prevede una crescita del PIL reale dell'1,5% per il 2018/19 sembra ancora del tutto ragionevole.

Certamente, la vittoria di forze politiche considerate meno "convenzionali" fa temere per il mercato italiano nel breve periodo, e poiché i partiti euro-scettici saranno probabilmente parte della futura coalizione di governo, lo scenario politico si rivela un fattore negativo per gli spread dei titoli di Stato e potrebbe essere d'ostacolo all'agenda di Macron di riforma delle istituzioni europee.

Il problema per gli investitori è se l'incertezza politica possa far passare in secondo piano il miglioramento dei fondamentali economici del Paese: una certa volatilità è da attendersi nel breve periodo, in quanto i mercati hanno sovraperformato nell'attesa di una grande coalizione tra PD e FI. Mancate sicurezze riguardo agli esiti e lassi temporali ignoti difficilmente sono amici dei mercati, situazione che potrebbe diminuire la pazienza degli stessi, anche se questi sono ormai "allenati" ad affrontare singole situazioni di instabilità politica, soprattutto nell'eurozona, tenendo anche conto che, in queste settimane, l'attenzione è rivolta a variabili più tradizionali, quali l'inflazione, i tassi e la crescita.

 nebula 2273069 640

Fonti:

https://www.am.pictet/it/italy

https://www.blackrock.com

https://www.allianzgi.com

https://www.allianz.it/investitori

 

 

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Grazie alla collaborazione di alcuni preziosi autori, Alessandro D’Addamio, Sofia Gori, Sergio Inferrera e Lorenzo Zannin, è nato un progetto molto approfondito riguardante la legislazione e come questa può modificare i prezzi e la produzione di petrolio.

Grazie alla collaborazione di alcuni preziosi autori, Alessandro D’Addamio, Sofia Gori, Sergio Inferrera e Lorenzo Zannin, è nato un progetto molto approfondito riguardante la legislazione e come questa può modificare i prezzi e la produzione di petrolio.

Grazie alla collaborazione di alcuni preziosi autori, Alessandro D’Addamio, Sofia Gori, Sergio Inferrera e Lorenzo Zannin, è nato un progetto molto approfondito riguardante la legislazione e come questa può modificare i prezzi e la produzione di petrolio.

Grazie alla collaborazione di alcuni preziosi autori, Alessandro D’Addamio, Sofia Gori, Sergio Inferrera e Lorenzo Zannin, è nato un progetto molto approfondito riguardante la legislazione e come questa può modificare i prezzi e la produzione di petrolio.

Grazie alla collaborazione di alcuni preziosi autori, Alessandro D’Addamio, Sofia Gori, Sergio Inferrera e Lorenzo Zannin, è nato un progetto molto approfondito riguardante la legislazione e come questa può modificare i prezzi e la produzione di petrolio.

E’ risaputo quanto sia vitale il petrolio per i paesi mediorientali, specialmente per quelli adiacenti il Golfo Persico. In ciascuno dei primi cinque mesi del 2017 solo gli USA hanno importato in media 60 milioni di barili da questi paesi : la rilevanza economica ancorchè politica e diplomatica di tali stati scaturisce prevalentemente dalla vasta disponibilità di oro nero.

Seconda parte: La crisi tricolore per punti salienti

 

Per parlare della crisi italiana del post 2008, non possiamo non citare una data fondamentale. L’11 dicembre del 2001 viene ufficialmente ammessa nella WTO, l’Organizzazione mondiale del commercio, la Cina. Cosa c’entra la Cina con l’Europa e l’Italia in particolare?

C’entra parecchio, in realtà…

Ho iniziato a lavorare nel campo del petrolio nel 2006. Prima ancora di finire l`Universita, ho fatto un colloquio con un recruiter e pochi mesi dopo ho iniziato a lavorare come tecnico in una società di servizi. Inizialmente l`aspetto macroeconomico del petrolio non mi era chiaro e non ne ero particolarmente interessato. Avevo un background fortemente tecnico e credevo che saper fare il mio lavoro in modo soddisfacente fosse quello di cui avevo bisogno, del resto non mi interessavo molto. In breve mi sono accorto che non era così e quindi ho comnciato ad informarmi di situazioni generali che avrebbero influenzato il futuro della mia industria.

Avevo 12 anni quando la Crisi Economica degli Stati Uniti colpì duramente il sistema paese del colosso mondiale. Ne avevo 15 quando toccò all’Italia dover resistere ad un forte attacco speculativo. Il risultato di quest’atto barbaro e meschino della finanza fu l’Austerity. Un gigantesco bagno di sangue nel quale furono coinvolte milioni di persone, alcune di loro si tolsero la vita a seguito dell’ondata di licenziamenti e fallimenti che travolse il nostro paese negli anni successivi.

Terzo appuntamento con la rubrica de "I Grandi Economisti". Quest'oggi vi parliamo di Jean-Baptiste Say, un autore molto meno conosciuto dei precedenti ma non per questo meno importante...

Jean-Baptiste Say e la "legge degli sbocchi"

Seconda uscita della rubrica de "I Grandi Economisti" per Human Europe Capital & Scriptema. Parliamo di Malthus; se avete visto il film "Inferno" di Ron Howard e avete ancora nella memoria la figura cinematografica del personaggio del film, Bertrand Zobrist, senz'altro troverete molto interessamte ciò che Malthus ha da dirvi...

Articolo scritto in collaborazione con: Lorenzo Bernabei

Ripropongo una riflessione pubblicata su Scriptema nel mese di giugno riguardo al Reddito di inclusione sociale (scritta con la preziosa collaborazione di Lorenzo Bernabei). Un tema non di grande attualità ma certamente di fondamentale importanza per il nostro paese.

Qualche tempo fa, per il blog Scriptema, ho avviato una rubrica a stampo economico con l'obiettivo di ripercorrere la vita e le opere dei più grandi economisti della storia dell'umanità. Tuttavia, mi sono proposto di farlo in maniera scherzosa e divertente. Infatti, troppo spesso ci perdiamo tra le righe di un articolo, perdendo più volte il filo del ragionamento. Il punto è che non è colpa nostra, bensì di coloro che scrivono il testo.

Ho pensato molto a quale potesse essere la tematica più adatta per questo primo articolo su Human Europe Capital. Avevo un paio di idee che balenavano nella mia mente. 

Poi un pomeriggio, mentre mi accingevo a tornare verso casa dopo una giornata full time di lavoro (sto infatti praticando un tirocinio accademico presso una società privata) mi sono imbattuto in una notizia che mi ha fatto riflettere non poco.

Articolo scritto in collaborazione con: Silvia Contrino, Nicola Curella e Sergio Inferrera

La crisi del welfare state: un approccio storico

Il Welfare State, le cui origini storiche possono essere rintracciate nella Germania di Bismarck, è il complesso di politiche pubbliche messe in atto da uno Stato in un’economia decentrata per garantire l’assistenza ed il benessere dei cittadini.

Dal 9 giugno, in seno al “Decreto Sud”, è stata proposta ufficialmente la costituzione delle Zone Economiche Speciali (ZES) in ambito portuale per il rilancio economico del meridione. La proposta, di cui si parlava da anni, è stata approvata solo dopo una lunga trattativa con Bruxelles dovuta al fatto che la misura poteva configurarsi come aiuto di stato (vietato dagli articoli 107 e 108 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea).
Le Zes sono aree geografiche all’interno delle quali lo Stato offre una serie di importanti agevolazioni fiscali alle imprese che vi operano.

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